

3. I cattolici e la guerra.

Da: A. Gemelli, In tema di neutralismo ed interventismo, in Vita
e pensiero, 30 marzo 1915.

All'interno del mondo cattolico si distinsero posizioni diverse
nei confronti della guerra. Questa venne da alcuni condannata come
frutto della civilt moderna, atea e corrotta. Altri, come il
deputato Guido Miglioli, esponente del movimento contadino, si
schierarono decisamente a sostegno della neutralit, considerando
la guerra come causa di ulteriore oppressione per il proletariato.
Un orientamento diffuso soprattutto presso le gerarchie
ecclesiastiche fu quello della rinuncia a prendere posizione.
Sintetizzato nell'espressione tacere e ubbidire, presente nel
passo di Agostino Gemelli (frate francescano, studioso di
filosofia e psicologia, futuro rettore dell'Universit Cattolica
di Milano) qui riportato, e giustificato come manifestazione
necessaria di amor di patria, tale atteggiamento era determinato
anche dalla volont di preservare l'ordine costituito dai rischi
di sovversione che si intravedevano nella mobilitazione delle
masse, in senso neutralista o interventista.


Ripetiamo; e ripetiamo per farci intendere meglio. C' chi non ci
ha capito, e c' chi non ci ha voluto capire, e c' anche qualcuno
che non ci ha potuto capire. Dunque abbiamo detto: noi non siamo
n neutralisti n intervenzionisti. Noi siamo semplicemente, e
tout court, italiani, e per essere italiani non fa bisogno proprio
di aggiungere nessuna etichetta, nessuna dichiarazione, tanto meno
poi c' bisogno di schierarci in una delle due suaccennate
categorie, in cui oggi si vogliono catalogare le speranze del Bel
Paese. E abbiamo aggiunto: noi siamo semplicemente italiani, non
solo perch il nostro amor patrio ci mostra tale necessit, ma
anche perch siamo cattolici, e, come tali, abbiamo nella nostra
fede la ragione giustificativa del nostro dovere, che dev'essere
compiuto con sacrificio anche della nostra personalit individuale
di fronte alla grande personalit della patria.
Ma (ci ha osservato un giornalista) anche gli intervenzionisti e
i neutralisti sono italiani. Dichiararsi italiani, e non altro, 
fare del semplicismo. Ora non c' chi non capisca quale
differenza vi sia tra il semplicismo di noi che rinunciamo a tutto
per amor di patria e rinunciamo anche a pretendere di guidare il
paese, perch non tocca a noi il farlo, da un lato; e, dall'altro,
l'intellettualit della gente che scende in piazza o si impanca
nei giornali e fa la lezione dicendo: L'Italia deve far questo;
L'Italia se non fa quest'altro  perduta. Costoro saranno tutto
quello che si vuole, ma non italiani, se per italiani si intende
uomini che hanno quella virt dell'amor di patria, che oggi impone
di tacere e di obbedire. Tacere e obbedire sono due virt che
dimostrano, soprattutto in questo momento, forza d'ingegno e
d'animo, perch per tacere e per obbedire bisogna disciplinare se
stessi e governare i propri impulsi e frenare i propri entusiasmi.
E ci  tanto difficile, che chi non sa fare tutto questo, 
incapace di ogni cosa. Ma i nostri illustri politicanti sono
capaci di ben di meglio. Essi hanno suggerimenti per il governo,
per il capo di stato maggiore; essi hanno minacce per il Kaiser;
essi muovono critiche a Joffre [Csar-Joseph Joffre, capo di stato
maggiore francese] e a Moltke [Hellmuth Johann von Moltke, capo di
stato maggiore tedesco] hanno in pugno un consiglio, o la salvezza
della patria, nascondono sotto il modesto cappello borghese la
feluca ministeriale. E tutti costoro la lezione di umilt non la
vogliono proprio ascoltare. Essi hanno ragione. Ha torto il paese
nel non riconoscere le loro attitudini! Bisogna nominarli ministri
di stato!.
Altri ci obbietta, e questa obbiezione  pi assennata e pi
fondata della precedente: Ma la propaganda di neutralismo  pur
tuttavia necessaria. I fanatici intervenzionisti finiscono, pi o
meno, per imporsi con le loro frasi violente, colle chiassate
contro questo o quel consolato, e, con i loro giornali,
attossicano il paese. E' necessario almeno un poco di
contravveleno. Pare vero questo. Ma, badate, il ragionamento 
specioso. Si d un contravveleno ad uno che ha gi bevuto il
veleno. Ma, grazie a Dio, il popolo italiano il veleno non l'ha
bevuto. Gli intervenzionisti fanno tutta la loro propaganda nelle
grandi citt. Quando tutte queste fossero convertite e fossero
pronte e disposte a qualsiasi intervento - e siamo molto lontani
da questo - rimarrebbe la campagna; ma la popolazione agricola,
vale a dire i quattro quinti della popolazione di tutta Italia,
che sar chiamata a dare la maggior parte di soldati e a fare il
maggior sforzo economico e di sangue,  contraria nel modo pi
assoluto alla guerra. Noi ci troviamo quindi di fronte non gi a
un organismo che  stato avvelenato, ma ad un organismo che  in
pericolo di essere colpito da una infezione. E, come nel pericolo
della infezione si procede semplicemente immunizzando o coi
vaccini o coi sieri (si vaccinano i soldati nostri contro il
tifo), cos nel pericolo attuale basta immunizzare il paese contro
il pericolo di riscaldi di testa intervenzionisti. Per ottenere
questo basta predicare la obbedienza, il dovere del silenzio, che
si impongono ai veri patrioti. Silenzio, obbedienza, che debbono
trovare la loro ragion d'essere nella fiducia negli uomini che ci
governano. Perch ci si persuada. Per dichiarare la guerra o per
tagliare a fette colla diplomazia il mondo, per trattare di
compensi, per fare la pace o stipulare accordi, bisogna conoscere
tutti i dati del problema, che avr l'una o l'altra soluzione.
Siccome questi dati oggi a conoscerli in Italia sono solo il
governo e gli uomini ai quali questo li comunica per avere
consiglio od aiuto, cos al governo solo e ai suoi consiglieri
spetta la decisione. Noi dobbiamo tacere, prepararci, ubbidire,
attingendo la forza necessaria per far questo all'amore di patria
e alla sanzione del dovere dataci dalla nostra fede.
